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E intanto c'era il '68

 Poco più di una ragazzina. Occhi ridenti e curiosi pieni di futuro, corse, giochi, ginocchia sbucciate, capelli arruffati dal vento.
 Allora i viaggi non erano di moda e dell'estate ricordo il profumo dei fichi caldi di sole, l'odore del formaggio, i campi di grano  che graffiavano le gambe nude, l'ozio delle lunghe giornate senza compiti, le mani ruvide dei contadini e i loro occhi semplici e buoni.
Poi non so cosa successe. Dissero che ero grande e anche che ero una donna.
E le corse finirono, dimenticai i pomeriggi assordanti di cicale, l'odore acre dei maiali e lo scampanellìo delle mucche al pascolo.
Cominciò un viaggio, che per tanti anni rincorsi come un sogno.
Lo aspettavo come si aspetta un'emozione. Per sentire il cuore battere forte.
Riconoscevo ogni curva, ogni sperone di roccia, ogni tratto di mare che improvvisamente appariva sotto un grappolo di case attaccate alla montagna.
E finalmente appariva. Regale, distesa come un'amante appagata, tremolante di luci come un presepe. In alto il cimitero dei Cappucini vegliava e sotto, sulla punta, nella torre saracena del Luna, con un tubino rosso col bolero, ballavo sognando l'amore. Per 16 lunghi anni  ho fatto questo sogno.
E intanto c'era il '68.




Pubblicato il 6/3/2008 alle 19.42 nella rubrica Diario.

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